
Una delle fantasiose raffigurazioni della belva
Una mattina di un giorno imprecisato, nel periodo tra aprile e giugno del 1764, una ragazza che passeggiava tranquillamente in un bosco nei pressi del Gevaudan, area del meridione della Francia si imbattè in una misteriosa creatura, che tentò di aggredirla. L'animale assomigliava ad un vitello, era coperto da una fitta peluria nera, aveva gli occhi rossastri e due grossi canini che sporgevano dalla mandibola. La ragazza fu fortunata, perchè l'animale venne messo in fuga da alcuni bovini impauriti, e la stessa se la cavò con un grosso spavento e con alcune ferite superficiali, dovute ai robusti artigli della belva. La sua descrizione dell'avvenimento non creò grossi scompigli; qualcuno giudicò esagerate le dimensioni e la descrizione della belva, che venne ritenuta un parto della fantasia della ragazza; erano tutti convinti, gli abitanti di Langogne, che si trattasse di un grosso lupo, uno dei tanti che si aggirava in cerca di facili prede ai margini del bosco. Tuttavia molti dovettero ricredersi quando, nei giorni successivi, una ragazzina venne ritrovata sbranata da quella che sembrava la copia della belva descritta dalla prima vittima. Ben presto gli attacchi del misterioso animale si moltiplicarono; ragazze, bambini e donne che portavano a pascolare il loro bestiame, vennero assaliti, e sbranati senza pietà.

La belva in azione, disegno dell'epoca
I loro corpi, orrendamente straziati, vennero rinvenuti in vari posti del Gevaudan, e ben presto la psicosi del mostro si diffuse in tutta la zona; ma nonostante la maggior prudenza adottata, nonostante il maggior controllo da parte di gruppi di volontari, che si unirono per pattugliare la zona, gli attacchi continuarono, mietendo un numero imprecisato di vittime. Il re di Francia, Luigi XV, decise di inviare sul posto uno squadrone di dragoni, con il compito di eliminare la belva; nel frattempo i pochi signori locali avevano più volte incrociato la misteriosa belva, senza tuttavia riuscire mai ad abbatterla. Il comandante dei dragoni, Duhamel, organizzò grandi battute di caccia, forte dell'aiuto di oltre 400 volontari; il risultato non fu quello sperato, perchè la belva, sospettosa e in qualche modo furba, sembrava avere un diabolico sesto senso, che le permetteva di sfuggire tutte le trappole tese. Duhamel ebbe la ventura di incrociarla solo per pochi istanti, senza avere il tempo nemmeno di imbracciare il fucile. Ne dette una descrizione sommaria; era, disse, “una specie di ibrido, ma non un lupo” Il risultato della battuta di caccia, alquanto deludente,convinse Duhamel a tornare a corte.

Illustrazione ricavata da testimonianze dell'epoca
Nel 1765 Luigi XV cambiò tattica, e inviò nella zona un famoso cacciatore di lupi, d'Enneval, che rastrellò i boschi e le campagne, uccidendo 75 lupi, fra i quali però, ancora una volta, spiccava l'assenza della preda più ambita. Che continuò a terrorizzare gli abitanti della zona; un ragazzino, che la incontrò, si salvò grazie al suo eccezionale sangue freddo. Armato semplicemente di una baionetta, con la'iuto di alcuni amici, riuscì a metterla in fuga. Nella primavera di quell'anno tre fratelli, tutti cacciatori, colpirono, probabilmente a morte, un gigantesco lupo che stava per attaccare un ragazzo. La belva, colpita, sparì nei boschi, lasciando dietro di se una scia di sangue.

I cacciatori del Re uccidono la belva
La mancanza di un corpo creò una specie di mito attorno alla belva; erano molti coloro che credevano che fosse dotata di poteri sovrannaturali, oppure che possedesse una specie di istinto magico. Ancora una volta la caccia si interruppe, e d'Enneval tornò anche lui a corte con le pive nel sacco. Re Luigi ricorse allora al miglior archibugiere del regno, Francois Antoine de Beauterne e asuo figlio, che portava l'identico nome. I due, forti di una compagnia formata da 15 guardacaccia tra i più famosi del regno di Francia, da una muta enorme composta da 40 cani da fiuto e da 5 mastini d'attacco, cani micidiali in grado di afferrare una preda senza mai più lasciarla, arrivarono nel Gevaudan. E i risultati si videro subito; Rinchard uno dei guardacaccia, uccise un enorme lupo nero, ma fu Francois Antoine a colpire una bestia mostruosa con 1colpo di una speciale spingarda che conteneva la carica di 5 normali archibugi.

La più fedele tra le raffigurazioni della belva
La bestia era impressionante: alta più di 90 cm, era lunga dal cranio alla coda quasi due metri. La questione sembrava risolta, e de Beauterne tornò a corte convinto di aver risolto il problema; lo attendeva la gratitudine del re, oltre alla colossale taglia che lo stesso aveva messo sulla belva. Tutto sembrava risolto, ma in realtà fu solo nel 1767 che si mise la parola fine alla strana storia; dopo altri attacchi isolati, un certo Chastel abbattè un altra bestia dalle grandi dimensioni. Il corpo di quest'ultima venne sezionato, e si potè stabilire che era a tutti gli effetti un canide, quindi non un felino. Aveva 42 denti, come i canidi; Chastel portò il corpo a Parigi, a corte, sperando in una lauta ricompensa. Ma il re rifiutò ogni elargizione in denaro, ritenendo l'unica belva del Gevaudan quella uccisa da de Beauterne. Il corpo della bestia, che tra l'altro era stato sommariamente imbalsamato e altrettanto sommariamente conservato e trasportato fu distrutto dietro ordine esplicito del re.

La belva nell'immaginario collettivo
Dall'analisi della cronistoria dei fatti appare evidente come nel caso della belva del Gevaudan non si possa parlare di un solo esemplare ma di una famiglia di almeno tre bestie. Animali probabilmente divenuti aggressivi anche nei confronti dell'uomo, e che vennero sterminati tutti come dimostra il fatto che dopo il 1767 la storia non riporta più annotazioni relative ad altri attacchi.
Di che animali si trattasse è difficile dirlo; forse erano davvero lupi mutati geneticamente da condizioni assolutamente straordinarie. Come risulta dall'autopsia dell'esemplare ucciso da Chastel, si trattava sicuramente di un canide, anche se particolarmente sviluppato; quindi sono da escludere le fantasiose teorie relative a Tigri del Caucaso scampate all'estinzione, proprio per la particolare dentatura tipica dei canidi, differente da quella dei grossi felini. E' probabile che le tre bestie altro non fossero che appartenenti ad un ceppo affetto da acromegalia, una malattia che provoca una crescita abnorme del cranio e degli arti.
Naturalmente, nel corso dei secoli successivi, non sono mancati i fautori delle teorie più strampalate; c'è chi ha suggerito la mano dell'uomo, dietro l'ondata di morti, una specie di serial killer ante litteram; chi ha suggerito l'ipotesi di un uomo della preistoria coperto da una pelliccia di lupo che andava a caccia di qualsiasi cosa e che difendeva il suo territorio; altri ancora una congiura reale, come suggerito poi in un fortunato film dei nostri tempi, Il patto dei lupi.

Luigi XV, Re di Francia all'epoca dei fatti
Il risultato finale, comunque, lasciò come triste eredità la conta dei morti: assolutamente parziale e provvisoria, perchè Luigi XV ad un certo punto applicò una rigida censura sulle morti, per evitare un'ondata di panico e sopratutto per limitare le accuse di inefficienza.
Secondo le stime ufficiali, i morti furono 116, su un globale di circa 300 attacchi; probabilmente la cifra più veritiera è da attestare sui 170- 180 morti.
Una cifra davvero impressionante, per delle comuni bestie.
Postato da PaulTemplar
fonte:
misteriemisteri.splinder.com